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Capitolo Dodici. I "lumi": l'autosufficienza della ragione.

Corre l'anno 1755. Un vascello  squarciato da un'orribile tempesta
proprio  in  vista del porto di Lisbona, e in breve affonda;  delle
tante persone a bordo, tre sole si traggono in salvo: ma non appena
mettono  piede  a terra, il suolo comincia a tremare,  il  mare  si
solleva  ribollendo  e  spazza via le navi all'ancora,  turbini  di
fiamme  e di cenere coprono le strade e le piazze, le case rovinano
e  sotto  le  macerie  restano schiacciati  trentamila  abitanti.Il
giorno  seguente,  dopo  aver  soccorso  alcuni  cittadini,  i  tre
superstiti  ricevono  da  questi qualcosa  da  mangiare:  un  pasto
triste, dove il pane  innaffiato dalle lacrime.Uno dei tre  -  che
era   un   maestro  di  filosofia  -  consola  per  gli   astanti,
assicurandoli che le cose non potevano andare diversamente,  perch
se  c'  un  vulcano sotto Lisbona non poteva essere  in  un  altro
luogo,  dal  momento che  impossibile che le cose non  siano  dove
sono,  perch tutto  bene, e perch questo  il migliore dei mondi
possibili.

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     Cos  Voltaire racconta l'arrivo di Candido (protagonista  del
suo  romanzo  Candide  ou l'optimisme) a Lisbona:  egli  ha  subto
rovesci  e  disgrazie  e  peggiori sventure affronter,  ma  sempre
animato  dalla convinzione, come diceva il suo maestro,  di  essere
nel migliore dei mondi possibili.
     A questa dura ironia nei confronti dell'ottimismo leibniziano,
Voltaire  affianca,  nel suo romanzo, una satira  feroce  contro  i
governi  e  le  Chiese,  contro  la  guerra  e  contro  la   morale
tradizionale.
     In  questo  spirito forse non  racchiuso tutto l'illuminismo,
ma sicuramente buona parte di esso.
